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Riccardo Orizio

Vialli, il calcio punto e a capo: "Che stress in B, sono invecchiato"

La Repubblica, 8 marzo 2002

LONDRA – Dura la vita nei bassifondi del calcio inglese, a metà classifica della serie B più feroce di tutte le serie B d’Europa. Dura la vita di periferia, anche se il tuo presidente si chiama Elton John. Anche se hai una villa da 4 milioni di sterline, 6,5 milioni di euro, a Hampstead, quartiere chic di Londra. Anche se la tua fidanzata è una bella arredatrice di stile molto Sloane Square, con doppio cognome e un gusto impeccabile. Dura la vita anche se il tuo club vende il portachiavi nero, rosso e giallo con il tuo volto sopra: una sterlina mezza, acquistabile online.
Dura, insomma, essere oggi Gianluca Vialli. Autoretrocesso alla guida del Watford, onesta ma non brillante squadra di zona industriale di proprietà di un ex ragazzo delle periferie, Elton John appunto. Ma squadra con poche speranze di promozione. Dotata di uno stadio dove che non è proprio San Siro: in casa i tifosi sono 14 mila. Un bagno di umiltà al quale Vialli non era mai stato abituato. Ma che ha accettato, dopo la defenestrazione dalla panchina del Chelsea nel settembre del 2000, per rimettersi in circolazione. Per dimostrare che si può essere Vialli anche quando la maglia non è quella della Juventus o del Chelsea. Soprattutto per non tornare in Italia da sconfitto. Da ex.

Ora la sua missione è quella di portare in serie A gli Hornets (il nomignolo del Watford). Ma i “calabroni” fanno fatica a pungere gli avversari. Anzi, spesso sono loro a finire punzecchiati. “Ci proveremo finchè non ci riusciremo. Magari sin da quest’anno”, dice colui che i giocatori inglesi chiamano “signor mister”. Di questi tempi Vialli non sorride molto. “Quando le cose vanno male, o perdiamo, mi chiudo in me stesso e divento difficile. L’altro giorno la mia ragazza mi ha detto che in questi sette mesi, da quando sono al Watford, sono invecchiato in faccia. Che lo stress mi si vede addosso”. Ma anche nella Premiership non si scherza. Ora che a Ravanelli è stato offerto il posto di allenatore del Derby, Vialli ammette: “Non so cosa gli consiglierei. So solo che allenare nella Premiership è maledettamente difficile”.

Lui lo sa bene. Idolatrato dai tifosi del Chelsea prima come giocatore e poi come mister, un anno e mezzo fa stato licenziato senza troppe cerimonie. Proprio come era accaduto a Gullit prima di lui. Molti si aspettavano che Vialli tornasse in Italia. Invece Vialli ha tenuto duro. Ha superato l’esame per il patentino Uefa per allenatori e ha imparato a giocare a golf. Si è separato da Giovanna, la fidanzata che aveva sin dai tempi di Cremona, e ha trovato l’arredatrice Cathryn White-Cooper. Casa, fidanzata. L’Inghilterra gli è entrata nel sangue. Tanto che ai prossimi mondiali Vialli avrà il cuore diviso: “Certo, tiferò Italia perchè quello è pur sempre il mio Paese. Ma non come prima”, dice. E in caso di scontro Italia-Inghilterra? “Italia, anche se con minor entusiasmo. Qui ho tanti amici. Mi sento adottato”. E l’Italia? Vialli la definisce un “posto perfetto per andarci in vacanza”. Punto e basta. Nessuna nostalgia. E quando qualcuno gli chiede qual è la squadra che ammira di più, Vialli non dice Juve o Roma, Inter o Lazio. No, Vialli sorride e risponde: “Manchester United. Non mi perdo una partita. Anche se ce ne fossero tre al giorno, me le guarderei. Hanno vinto tutto, ma hanno ancora desiderio di vincere: cosa che ammiro molto. Ma la mia ragazza me lo dice sempre: devo imparare a vivere senza il calcio. Devo imparare a staccare, a pensare ad altro”.

Difficile, per uno come lui. E’ stato, insieme a Fabrizio Ravanelli, il primo campione della serie A ad emigrare nella Premiership inglese. Era il giugno del 1996 e Gianluca Vialli aveva quasi 32 anni. La Juventus gli aveva offerto molti soldi, ma un contratto di un solo anno. Il Chelsea, vecchia squadra popolare di Londra guidata dal suo amico Ruud Gullit, gli proponeva metà stipendio, ma tre anni in squadra. Poche settimane dopo Vialli scorazzava per King’s Road su una Vespa e pranzava al San Lorenzo, seduto al tavolo accanto a quello della principessa Diana. Il suo inglese era ancora modesto, ma il calcio inglese aveva subito trovato una nuova stella. Nelle interviste Vialli non nascondeva la sua felicità: “E’ un sollievo essere a Londra. Qui il calcio ha un dimensione ancora umana”. Sei anni dopo, Vialli ha fatto in tempo ha sperimentare anche la dimensione, per così dire, meno umana del football inglese. Miglior calciatore nel mondo nel ’95, 59 volte in nazionale, oggi Vialli rimpiange i giorni in cui si godeva le mille luci di Londra. Ora a Londra ci abita, ma il lavoro è in periferia. E non è un lavoro facile. “Da allenatore hai molte più preoccupazioni. Non ti devi allenare, ma devi essere sempre un passo avanti agli altri. Pensare a loro. Motivarli. Mi sento responsabile di tutto ciò che succede nel club. Difficile rilassarsi, farci sopra una risata, perchè sei quello che deve far filare tutto per il verso giusto”.

Amico di Lippi, con il quale è in costante contatto (“gli chiedo consigli su come gestire certe situazioni”), ammiratore di Sven-Goran Eriksson (“gran motivatore”), Vialli prevede un ottimo mondiale per l’Italia. “Faremo bene – dice - Soprattutto se i giocatori-chiave, Maldini, Vieri, Buffon e Del Piero, saranno in forma fisicamente. Sarà difficile perchè si giocherà molto lontano da casa e bisognerà ambientarsi. Ma con un po’ di fortuna in finale ci saremo”.

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