Talk of the Devil
Parola del diavolo.

Giornale di Brescia
13 luglio 2002
Amin, Bokassa, Menghistu, la vedova Hoha, Duvalier, Jaruzelski, la moglie di Milosevic intervistati da Riccardo Orizio
Le parole dei diavoli dopo la caduta
Gli impietosi ritratti di sette feroci ex dittatori
di Enrico Mirani
Uomini onnipotenti finiti nella polvere. Dittatori che governavano grazie al terrore delle armi oppure alla droga dell'ideologia, comunismo o nazionalismo che fosse. Uomini tanto cinici nella gloria quanto meschini nella disgrazia, aggrappati ad improbabili sogni di vendetta, divorati dal desiderio di rivincita, perfino ridicoli talvolta nei tentativi di giustificare le loro terribili gesta.

Un campionario di umanità varia, dall'Africa tribale ad Haiti prigioniera del vudù, alla civilissima Polonia. Sette impietosi profili di personaggi che hanno fatto la storia dei loro Paesi e in parte anche del nostro tempo, disseminando di cadaveri e atrocità i loro passi nelle stanze del potere. Sono Idi Amin, il presidente antropofago dell'Uganda, Jean Bédel Bokassa, crudele imperatore del Centrafrica con le stesse abitudini alimentari; il "negus rosso" marxista Hailé Mariam Menghistu, terrore dell'Etiopia; Nexhmije Hoxha, moglie, forza e mente di quell'Enver che per 45 anni tenne isolata l'Albania in un buco nero della storia mondiale; Jean Claud Duvalier, "Baby doc", presidente a vita di Haiti come successore del padre, padrone di una sanguinaria milizia personale, i "Tonton Macoutes"; il generale Wojciech Jaruzelski, primo ministro e poi presidente polacco, che tentò di soffocare Solidarnosc e il suo vento di libertà con lo stato d'assedio militare; infine Mira Markovic, moglie e soprattutto vero cervello politico di Slobodan Milosevic, il presidente jugoslavo adesso alla sbarra al Tribunale internazionale dell'Aja per crimini contro l'umanità.

Il giornalista bresciano Riccardo Orizio ha incontrato questi personaggi dopo la loro caduta. La prima intervista è del maggio 1993 con la vedova Hoxa, quando ancora stava in un carcere di Tirana. L'ultima è del dicembre 2001 con il generale - ormai in pensione e sotto processo - Wojciek Jaruzelski. Il libro "Parola del diavolo. Sulle tracce degli ex dittatori" raccoglie il frutto di questi incontri, talvolta avventurosi, sempre ricchi di sorprese. Orizio, che scrive da Londra per il quotidiano La Repubblica, è davvero bravo. Nel libro, presentato proprio ieri a Brescia, c'è tutto il mestiere, le sue ragioni e la sua tecnica: la curiosità, la voglia di capire senza pregiudizi, la capacità di raccontare in maniera efficace, secca, senza fronzoli.

"Parola del diavolo" è un lucido e quindi doloroso spaccato della nostra storia contemporanea; nello stesso momento costituisce una sorta d'analisi della natura e dell'animo umano. Personaggi come Amin o Bokassa possono farci (tristemente) sorridere come (drammatiche) macchiette africane, ma Milosevic e il generale polacco (comunque il migliore della compagnia, il più coraggioso e dignitoso) sono nostri vicini. E poi non si tratta di latitudini: la crudeltà può assumere forme diverse, perfino civili, ma la sua essenza non cambia.
Ognuno di noi, dice la storia di sempre, può trasformarsi in un feroce dittatore. In Bosnia, il ricordo è fresco, il massacratore era l'ex amico della porta accanto. La "Parola del diavolo" - che si difende, nega responsabilità acclarate, adduce giustificazioni ai suoi crimini, individua traditori (siano Gorbaciov oppure l'America, l'imperialismo capitalistico, il colonialismo della Francia o quant'altro) - ci aiuta a restare vigili. La libertà, la democrazia, la civiltà non sono conquiste definitive: vanno confermate faticosamente ogni giorno.