Lost white Tribes
Parola del diavolo.

IL DIARIO
20 Ottobre 2000
Un reporter curioso tra le pieghe del mondo
di Alessandro Marzo Magno
Università per stranieri di Saarbrucken. Interno. Giorno. Un docente si avvicina a Tony Wedemeyer e gli chiede perché mai quei due neri gli stiano sempre così attaccati. Lo stavano forse infastidendo? "No", risponde Wedemeyer, "tutto a posto. Semplicemente abbiamo nostalgia della Giamaica. Ci manca casa". "Cosa stai dicendo Wedemeyer", ribatte l'insegnante, "mi prendi in giro? Vuoi dire che venite tutti e tre dallo stesso posto?". "In quel momento", riprende Wedemeyer, "ho guardato la mia pelle bianca e mi sono reso conto, per la prima volta nella mia vita, che ero diverso dagli altri due giamaicani. Io credo che quello fu il giorno in cui smisi di essere un bambino". Già, Tony Wedemeyer, giamaicano come Bob Marley, è bianco, bianco come il latte, con i capelli biondi e gli occhi azzurri: è tedesco. Gli antenati arrivarono nel 1834 nell'isola caraibica e i discendenti stanno ancora lì, una delle tribù bianche perdute che Riccardo Orizio, con la curiosità e la voglia di consumare la suola delle scarpe dei cronisti del tempo che fu, è andato a riscoprire. Come i Dutch Burgher, ovvero i dicendenti dei membri della olandese Compagnia delle Indie Orientali che ancora oggi vivono nello Sri Lanka e si sentono domandare da srilankesi dalla pelle scura da quanto tempo stanno nell'isola e come si trovano, loro che a Ceylon arrivarono secoli fa, magari da molto prima di quando gli antenati di chi pone la domanda giungessero dall'India.

Questi, e altri, sono gli ultimi sopravvissuti del colonialismo, i figli sfortunati di un mondo ormai estinto. Sono quelli che, quando i bianchi come loro se ne sono tornati nella madrepatria, non avevano i soldi per partire e sono restati tribù bianche che vivono completamente circondate da non bianchi e che sono destinate quasi tutte a una più o meno lenta estinzione. I tedeschi della Giamaica "puri" sono rimasti in 50, non dovranno passare molti anni perché scompaiano del tutto. Altri bianchi sono già scomparsi, restano solo le loro tracce nei neri dagli occhi azzurri o dai capelli biondi, come i Basters della Namibia. Baster significa "bastardo" e si tratta degli eredi di un gruppo di boeri che, incalzati dagli inglesi, intraprese il grande trek verso nord, verso la Namibia. Erano uomini, soprattutto, e una volta arrivati nei luoghi dove si sarebbero fermati si sposarono con donne boscimane, dando vita a questa strana tribù di neri-bianchi. Hanno invece preservato la pelle bianchissima, gli occhi celesti e i capelli biondi, i Blancs Matignons, ovvero francesi della Normandia, che vivono isolati su alcune alture della Guadalupa, coltivando canna da zucchero e che sono convinti di essere imparentati con i prìncipi Grimaldi di Monaco.

Non si sono mai mescolati con i neri che popolano l'isola caraibica, ma il prezzo che pagano è un gran numero di matrimoni tra consanguinei e di conseguenza un'alta percentuale di figli handicappati. Ma sono orgogliosi, i Blancs Matignons, e non vogliono intrusi nella loro comunità. Orizio ha anche trovato in Brasile i discendenti dei confederati che lasciarono gli Stati Uniti dopo la Guerra di secessione. Scoprirono che laggiù si poteva coltivare il cotone come in Alabama e si piazzarono nello Stato di San Paolo. Oggi parlano solo portoghese, ma vivono in una strana atmosfera da Via col vento, tra bandiere confederate e ritratti del generale Lee.

Quelli a cui, forse, è andata peggio di tutti sono i polacchi di Haiti. Provengono da un Paese vittima della Storia e stanno in uno dei Paesi oggi più poveri del mondo. Furono mandati all'inizio dell'Ottocento da Napoleone a Haiti per soffocare le ribellioni dei neri che poi avrebbero portato all'indipendenza dell'isola e al primo "impero" nero dei Caraibi. Ma quando ci arrivarono non potevano nemmeno comunicare con i funzionari francesi perché non ne capivano la lingua. Per un po' combatterono contro i neri, poi finirono per fraternizzare. Tra vittime ci si capisce. Così quando il capo rivoluzionario nero Dessalines fece massacrare tutti i francesi, ordinò di risparmiare i polacchi. Oggi i discendenti di quei soldati vivono dimenticati dagli stessi haitiani (a Orizio parlarono di un viaggio lunghissimo per trovarli, invece si trovano a un paio di ore d'auto dalla capitale Port-au-Prince) e sperano che il Papa, polacco come loro, li tiri fuori da una condizione poco invidiabile. L'elenco delle tribù bianche perdute non si esaurisce con questo libro.

Ci sono i Gavur afghani, ovvero i discendenti delle truppe di Alessandro Magno, i portoghesi di Melaka, l'ex Malacca, oggi in Malesia, i francesi di Pondichéry, che si trasferirono in India nel 1664, oppure i genovesi e scozzesi della remotissima isola di Tristan de Cunha, tra l'Africa e il Polo Sud. Dopo aver letto d'un fiato questo volume, aspettiamo che Orizio prepari il secondo.