Lost white Tribes
Parola del diavolo.

ILNUOVO.IT
30 Novembre 2000
Orizio, un giornalista apripista, di Paolo Pagani
Un ottimo giornalista che, anni fa, su un grande quotidiano di Milano fece rizzare i pelucchi di lana (colorati di tutti i colori del mondo) a un produttore di maglioni per un'inchiesta choc sullo sfruttamento di lavoro minorile in una fabbrica turca, ha sornionamente socchiuso la strada a una tendenza elettrizzante.

 

IL DIARIO
20 Ottobre 2000
Un reporter curioso tra le pieghe del mondo
di Alessandro Marzo Magno
Università per stranieri di Saarbrucken. Interno. Giorno. Un docente si avvicina a Tony Wedemeyer e gli chiede perché mai quei due neri gli stiano sempre così attaccati. Lo stavano forse infastidendo? "No", risponde Wedemeyer, "tutto a posto. Semplicemente abbiamo nostalgia della Giamaica. Ci manca casa".

 

RAI 24
di Luciano Minerva
Pubblicato prima in Inghilterra e negli Stati Uniti, dove ha riscosso un grande successo, è arrivato in Italia, Tribù bianche perdute è il libro assolutamente originale scritto da Riccardo Orizio per Laterza e introdotto da una prefazione dello scrittore Ryszard Kapuscinski, che lo definisce "un magnifico reportage", che può essere letto a diversi livelli, per la ricchezza di notizie ed informazioni sull’evolversi degli imperi in alcuni luoghi lontani e che ci dà "una mappa completamente nuova del mondo coloniale".

 

CORRIERE DELLA SERA
14 Novembre, 2000
Viaggio tra i bianchi dimenticati, di Ettore Mo
Nel suo libro Tribù bianche perdute, Riccardo Orizio racconta i suoi incontri coi discendenti dei vecchi colonizzatori occidentali, rimasti a vivere nelle terre conquistate dai loro avi, dove hanno gradualmente perso la lor o identità e adesso sono «troppo bianchi per appartenere al Nuovo Mondo e troppo scuri per identificarsi con quello Vecchio».

 

IL SOLE 24 ORE
Poveri bianchi dimenticati, di Riccardo Chiaberge

La storia comincia in un alberghetto dello Sri Lanka, dove un giovane cameriere bianco serve piatti di riso e pesce secco. Americano? Tedesco? Inglese? Si domanda il giornalista italiano di passaggio. Macché, gli spiega il suo accompagnatore, quello è srilankese al cento per cento. Ma appartiene a un clan particolare, dalla pelle chiara, i "Dutch Burgher": <Gente strana, Olandesi, o qualcosa del genere. Alcuni di loro vivono in certe ville decrepite! Non hanno da mangiare, il tetto gli cade in testa, ma loro si ostinano a viverci dentro.

 

LA NUOVA SARDEGNA
13 dicembre 2000
di Ernesto Massimetti
"Uno dei pochi esempi di giornalisti italiani in grado di superare la barriera linguistica": le parole sono di Riccardo Chiaberge, e spiegano almeno in parte il valore del lavoro di Riccardo Orizio. Trentanove anni, già giornalista del settore esteri al Corriere della Sera,oggi responsabile della redazione Cnn Italia ad Atlanta, Orizio debutta con "Tribù bianche perdute-viaggio tra i dimenticati" pubblicato in Italia da Laterza, (280 pagine, 25mila lire) ma uscito prima per la londinese Random House.

 

LA REPUBBLICA
Quei bianchi dimenticati nel mondo nero.
Un libro di viaggio di Riccardo Orizio
16 novembre 2000
di Sandro Viola
Nell’epoca delle ideologie, la letteratura di viaggio conobbe una lunga eclisse. Di colpo, dopo due secoli in cui il genere aveva avuto una grande fortuna, il viaggiare per vedere e raccontare quanto di diverso, curioso, esotico esistesse ancora al mondo, fu considerato inaccettabile. Viaggiare doveva servire ad altro.

 

NITAL.IT
Tribù bianche perdute è un libro che parte da un'idea insolita e demodé, ma magistrale.
Tribù bianche perdute è un libro che parte da un'idea insolita e demodé, ma magistrale. Perché in tempi in cui tutti guardano, più o meno preoccupati, alla pressione degli abitanti del Sud del mondo sul Nord affluente, Riccardo Orizio - il suo autore (giornalista prima al "Corriere della Sera", oggi responsabile della redazione di Atlanta della "Cnn Italia") - sposta il riflettore dall'altra parte, lo accende per così dire alla rovescia: su quei gruppi di bianchi dimenticati dalla Storia, discendenti dei coloni che lasciarono il proprio paese per tentare l'avventura dei nuovi mondi.